La remissione del debito si ha quando un creditore rinuncia in tutto o in parte al suo credito e lo comunica al debitore.
Per legge, infatti, ogni creditore ha il "diritto di credito", cioè il diritto di pretendere che il debitore esegua una prestazione in suo favore ("dare", "fare" o "non fare" qualcosa per lui). Con la remissione, invece, il creditore decide di rinunciare a questo diritto, facendo sì che il debitore risulti di conseguenza libero dal suo obbligo. A questo punto, infatti, l'obbligazione viene considerata estinta, cioè sparisce.
Ad esempio, Luca mi presta 500 euro, che dovrò restituirgli entro due mesi. Prima ch'io saldi il debito, però, lui decide di rinunciare al suo credito. Mi comunica, allora, di non aver più intenzione di pretendere da me la somma che gli devo, rendendomi così libero dall'obbligazione.
La remissione può essere espressa oppure tacita.
Remissione espressa: si ha quando il creditore comunica esplicitamente al debitore di voler rinunciare al credito. Affinché ci sia remissione, infatti, Luca dovrà dirmi apertamente che ha intenzione di rimettermi il debito prima che scadano i termini, cioè prima che giunga il momento in cui dovrò restituirgli la somma che mi ha prestato.
Remissione tacita: si ha quando il creditore non dice apertamente di voler rinunciare al credito, ma si comporta in maniera tale da lasciarlo intendere.
In modo particolare, la remissione tacita si ha quando il creditore restituisce al debitore il "titolo del credito" prima che sia giunto il momento di saldare il debito.
Il titolo del credito è un documento nel quale è contenuta la promessa del debitore di "dare", "fare" o "non fare" qualcosa in favore del suo creditore. E' sottoscritto appunto dal debitore nonché consegnato al creditore, il quale assume grazie ad esso il diritto di pretendere quella prestazione di cui si parla. Esempi di titoli di credito sono assegni bancari o cambiali: se io firmo un assegno e te lo consegno, tu assumi il diritto di farti dare dalla banca parte del mio denaro.
Se un creditore restituisce al debitore il titolo di credito prima di esser stato pagato, si tratta allora di una "remissione tacita": dandogli quel documento, infatti, è come se stesse dicendo di aver deciso di rinunciare al suo credito.
Ad esempio, Luca è in possesso di una mia "cambiale pagherò", documento nel quale è contenuta la mia promessa di pagare le 500 euro che gli devo entro un anno. Prima che scada il tempo, però, lui me la restituisce senza dir niente. Questo vuol dire, allora, che ha deciso di rinunciare al credito, rendendomi così libero dal mio obbligo di pagarlo.
La remissione può essere anche parziale.
Un creditore, infatti, può decidere di rinunciare al suo credito solo in parte. Ad esempio Luca potrebbe comunicarmi che ha deciso di farsi restituire da me solo 300 euro delle 500 prestate. Questo significa, allora, che io dovrò comunque ancora rispettare l'obbligazione, anche se solo parzialmente: sono, infatti, ancora obbligata a pagare le 200 euro restanti del debito.
Se però si tratta di un'obbligazione indivisibile – cioè nel caso in cui il debitore debba dare o fare qualcosa che non è possibile dividere – e il creditore decide di rinunciare al suo credito solo in parte, sarà il debitore ad assumere un diritto di credito per la parte che è stata rimessa. Ad esempio, per sdebitarmi con Luca che mi ha prestato 500 euro viene stabilito che io gli consegni un telefono cellulare dello stesso valore. Prima che scadano i termini, Luca mi comunica di voler rinunciare a 200 euro, per cui a me resta l'obbligo di saldare il debito ma solo in parte. Non posso, però, dividere il telefono cellulare per far sì che lui riceva indietro la parte che equivale alle 300 euro di credito rimaste. Dovrò, quindi, consegnarglielo per intero, ma Luca sarà tenuto a questo punto a darmi la differenza: le 200 euro alle quali ha rinunciato.
Il debitore può anche rifiutare la remissione: se Luca ha deciso di rinunciare al suo credito di 500 euro ma io non sono d'accordo e voglio, invece, saldare quel debito, dovrò dichiarare esplicitamente di non voler accettare la sua decisione.