Processo del lavoro

Rito del lavoro: prima udienza, novità Riforma Fornero, tentativo di conciliazione

Il processo del lavoro: definizione e descrizione

Il processo del lavoro è per il nostro ordinamento un "rito speciale": nato dalla Legge n°533 del 1973 (tuttora in vigore), riguarda solo le controversie (i conflitti) che sorgono in ambito lavorativo o le questioni su previdenza ed assistenza obbligatoria. Si differenzia dal rito ordinario – da un processo comune – in quanto è generalmente più rapido ed il Giudice di Lavoro ha maggiori "poteri istruttori", cioè più libertà nell'ammettere nuove prove in qualunque momento.
Inoltre, il processo di lavoro si applica non solo ai rapporti di tipo subordinato, ma anche ad altri rapporti lavorativi, come le collaborazioni coordinate e continuative, i lavori a progetto, i contratti agrari.

Il rito del lavoro prende il via da un ricorso che la persona che ha deciso di agire legalmente per risolvere un conflitto – ad esempio il lavoratore che fa causa al datore di lavoro - deve depositare presso la Cancelleria del Giudice. Viene, poi, sviluppato attraverso due "gradi di giudizio", cioè due fasi: in un primo momento (primo grado) il caso viene portato in Tribunale, dove un Giudice di Lavoro, al termine del procedimento, emana una sentenza; se questa sentenza viene ritenuta ingiusta, può esser presentato ricorso alla Corte di Appello (secondo grado). Anche la decisione della Corte di Appello può essere contestata, rivolgendosi alla Corte di Cassazione dove, però, verrà solo valutata la legittimità dei due gradi precedenti.

Processo del lavoro: prima udienza. La prima udienza fissata dal Giudice di Tribunale - udienza di discussione - è uno dei momenti più importanti del processo del lavoro in quanto le parti entrano in contatto per la prima volta. Sia lavoratore che datore di lavoro, infatti, devono presentarsi di fronte al Giudice, il quale darà vita ad un libero interrogatorio e tenterà una conciliazione, cioè cercherà di far sì che prendano accordi tra loro per risolvere la situazione. Se questa conciliazione non riesce, si avanti con il processo.

Processo del lavoro: novità Riforma Fornero. La Riforma Fornero del 2012 ha portato novità nel processo di lavoro, dando vita ad un ulteriore rito specifico che riguarda esclusivamente l'impugnazione dei licenziamenti in alcune ipotesi regolate dall'Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Questo rito speciale è ancor più rapido rispetto ai processi di lavoro in generale, in quanto i termini per ogni sua fase sono parecchio ristretti ed in Tribunale gli viene data priorità: alle cause per i licenziamenti, infatti, sono riservati particolari giorni nel calendario delle udienze.

Processo del lavoro: tentativo di conciliazione. La nostra legge ha previsto una via alternativa al processo per i conflitti sorti in ambito lavorativo: il "tentativo di conciliazione extragiudiziale". Si tratta di una procedura attraverso la quale vengono presi accordi per risolvere la questione al di fuori del Tribunale.
Oltre alla conciliazione, è possibile provare a risolvere il conflitto senza dover ricorrere ad un giudice anche attraverso l'arbitrato.

Il processo del lavoro è caratterizzato, quindi, da vari elementi che lo rendono differente da un normale processo avviato per conflitti che non riguardano l'ambiente lavorativo.
Di seguito elenchiamo ogni sua fase:

Processo del lavoro: Elenco Avvocati e Studi Legali
Festività
Sono giorni in cui il lavoratore può astenersi dall’attività percependo comunque la normale retribuzione giornaliera. Coincidono con ricorrenze nazionali e religiose (per es. Natale) e in Italia sono in tutto 12. A questi si aggiunge di solito il giorno in cui si festeggia il Santo Patrono, ma solo per chi lavora in quel Comune.
Permessi per allattamento
Sono periodi di riposo giornaliero concessi alla neo-mamma lavoratrice per prendersi cura del neonato. I riposi di cui può usufruire dipendono dall’orario quotidiano previsto sul contratto: se supera le 6 ore, ha diritto a 2 riposi al giorno di un’ora ciascuno; se è inferiore, ha diritto ad un solo riposo.
Lavoro notturno: divieti
In Italia non possono svolgere lavori notturni le donne in gravidanza, fino al primo anno di vita del bambino. Inoltre è vietato in caso di particolari condizioni di salute.
Il lavoratore può comunque rifiutarsi di lavorare di notte senza rischiare sanzioni in alcune situazioni (per es. quando ha a carico un disabile).
Lavoro intermittente o a chiamata
È un rapporto subordinato per il quale il lavoratore svolge attività in modo discontinuo, cioè solo quando viene chiamato a farlo dal datore. Per legge non può superare i 400 giorni in 3 anni. È riservato a lavoratori con più di 55 anni o che non hanno ancora compiuto i 24 anni.
Congedo di maternità: Inps
Le lavoratrici iscritte all’Inps, durante il periodo di astensione da lavoro per congedo di maternità, hanno diritto ad una indennità, cioè ad una somma di denaro che corrisponde ad una percentuale del normale stipendio (80% di ciò che guadagnano giornalmente). La somma è anticipata in busta paga dal datore di lavoro.
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