Tutela del lavoratore

La tutela del lavoratore, vigilanza, ispezioni. Casi di trasferimento d'azienda, di lavoro nero, ecc.

Tutela del lavoratore dipendente

La tutela del lavoratore si concentra su molti aspetti del rapporto instaurato con il datore di lavoro e della vita aziendale. Si occupa, infatti, anche delle vicende che riguardano i "crediti lavorativi" (ciò che il dipendente ha il diritto di percepire a livello economico), di casi in cui cambia la figura del datore di lavoro o si verifica la sua morte, di vigilanza ed ispezioni necessarie per prevenire o punire eventuali illeciti.

La tutela del lavoratore dipendente permette a questa figura lavorativa di godere prima di tutto di un privilegio economico: se ad esempio il suo datore di lavoro deve ancora pagargli lo stipendio ed ha anche altri debiti con vari creditori, il lavoratore ha "diritto di prelazione", cioè il diritto di essere soddisfatto (pagato) per primo.

La tutela del lavoratore nel trasferimento d'azienda riguarda quelle situazioni in cui cambia il datore di lavoro dell'impresa a seguito di una sua vendita o fusione con altra realtà. In questi casi il lavoratore non perde il proprio posto di lavoro, in quanto il rapporto instaurato prima della vendita o della fusione continua con il nuovo datore.

Vigilanza e Ispezioni nel luogo di lavoro

La vigilanza nel mondo del lavoro è particolarmente importante proprio per tutelare al meglio i lavoratori, considerati più deboli rispetto ai datori di lavoro per via della loro posizione nel rapporto.
Questa attività di controllo viene esercitata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il quale agisce attraverso vari organi centrali e periferici, come il Servizio Ispezione del Lavoro (S.isp.LAV).
Si occupano di vigilanza anche altri organismi sui relativi specifici settori, come ad esempio gli enti previdenziali (INPS, INAIL) e le Aziende Sanitarie Locali (ASL).

Le ispezioni in azienda vengono effettuate per verificare che non siano stati commessi illeciti e siano sempre rispettati i diritti dei lavoratori. Il datore di lavoro che non ha rispettato i diritti dei lavoratori, può subire sanzioni pesanti e, in casi particolari, può essere ordinata anche la sospensione delle attività della sua azienda.
Tra gli illeciti considerati gravi, rientrano quelli relativi alle norme per salute e sicurezza dei lavoratori e quelli che riguardano il lavoro irregolare, ovvero i casi di "lavoro nero".

La tutela del lavoratore in nero è, infatti, uno degli argomenti sul quale il nostro ordinamento si sta maggiormente concentrando negli ultimi anni, in quanto il lavoro irregolare è un fenomeno tuttora presente in Italia e ben radicato soprattutto in alcune regioni svantaggiate. Si tratta di casi che spesso sfociano in vero e proprio sfruttamento lavorativo, motivo per cui il nostro ordinamento ha previsto varie sanzioni per chi non regolarizza la posizione dei suoi dipendenti. Tra queste, vi è la maxisanzione amministrativa, che costringe il datore colpevole a pagare migliaia di euro.

La tutela del lavoratore nell'ambiente di lavoro abbraccia, come abbiamo visto, ogni aspetto della vita aziendale. Di seguito raccogliamo alcuni punti su come il nostro Stato agisce per garantire ai lavoratori il rispetto dei propri diritti:

Tutela del lavoratore: Elenco Avvocati e Studi Legali
Lavoro notturno: divieti
In Italia non possono svolgere lavori notturni le donne in gravidanza, fino al primo anno di vita del bambino. Inoltre è vietato in caso di particolari condizioni di salute.
Il lavoratore può comunque rifiutarsi di lavorare di notte senza rischiare sanzioni in alcune situazioni (per es. quando ha a carico un disabile).
Contratto di apprendistato: retribuzione
L’apprendista può ricevere dal 60% di ciò che guadagna un lavoratore qualificato dello stesso livello fino al 100%. Sono i contratti collettivi nazionali a stabilire la retribuzione, che varia in base a tipo di contratto, livello di inquadramento, qualifica da conseguire.
Congedo di paternità
Un uomo può astenersi da lavoro in caso di nascita del figlio grazie al congedo di paternità. Dura quanto quello di maternità (5 mesi) oppure solo una parte (quella non goduta dalla lavoratrice). Viene richiesto in particolari situazioni (per es. infermità o morte della madre del neonato, affidamento totale al padre, ecc.).
Ferie
Il lavoratore ha diritto ad un periodo di riposo retribuito annuale. La sua durata è stabilita dai contratti collettivi nazionali a seconda del settore lavorativo.
Il lavoratore non può mettersi in ferie liberamente: è il datore di lavoro a stabilire quando può usufruirne, in base alle esigenze aziendali ed agli stessi interessi del dipendente.
Congedo di maternità
Permette ad una donna di astenersi da lavoro in caso di gravidanza. È un congedo obbligatorio: per legge, infatti, la donna non può lavorare in prossimità del parto. Dura in totale 5 mesi: 2 precedenti il parto, 3 successivi. La donna può anche scegliere di astenersi da lavoro 1 mese prima della nascita e 4 dopo.
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