Distacco del Lavoratore

Il distacco del lavoratore presso altra azienda, all'estero, del lavoratore straniero in Italia

Il distacco del lavoratore subordinato

Il distacco del lavoratore si ha quando un lavoratore viene mandato ad operare temporaneamente presso un'azienda diversa da quella nella quale lavora.
Si tratta, quindi, di un fenomeno in cui vengono coinvolti tre soggetti diversi:

Distacco lavoratore presso altra azienda. L'operazione di distacco viene considerata dalla legge lecita solo se possiede determinati requisiti.
In modo particolare è importante che il datore di lavoro che decide di mandare un dipendente presso un'altra impresa lo faccia per soddisfare un suo interesse specifico (anche non economico, purché sia comunque qualcosa di preciso, concreto e rilevante), non quello dell'azienda destinataria. Il distacco realizzato per soddisfare gli interessi dell'altra impresa, infatti, viene considerato forma di somministrazione illecita.
Inoltre, il distacco deve essere "temporaneo": non ha importanza la sua durata effettiva, bensì che il lavoratore non rimanga a lavorare presso l'azienda distaccataria in modo definitivo.

Il distacco del lavoratore subordinato rientra nel potere direttivo ed organizzativo di un'azienda, nel senso che un datore di lavoro può decidere liberamente di distaccare dipendenti senza aver bisogno di permessi. Questa regola, però, non vale se si verificano due situazioni specifiche:

Il distacco che non presenta questi requisiti (consenso del lavoratore nel primo caso, comprovate ragioni nel secondo) viene considerato illecito. Il lavoratore ha, a questo punto, il diritto di agire in giudizio per dar vita ad un rapporto di lavoro con chi si è servito della sua attività, cioè con l'azienda presso la quale è stato distaccato.

Inoltre, è l'azienda distaccante ad essere obbligata al trattamento retributivo e contributivo del lavoratore - quindi a pagar stipendi e versare contributi – proprio perché il distacco avviene per soddisfare un suo interesse. Essa, però, può anche chiedere un rimborso all'altra impresa per le spese sostenute.

Distacco lavoratore: comunicazione obbligatoria.
Il datore di lavoro dell'azienda distaccante deve comunicare il distacco al Centro per l'Impiego provinciale entro 5 giorni. Se questa comunicazione non avviene, rischia sanzioni amministrative pecuniarie.

Distacco lavoratore all'estero.
Una particolare forma di distacco è il "distacco transnazionale", che si ha quando un lavoratore si ritrova a dover svolgere un'attività in uno Stato membro dell'Unione Europea diverso da quello in cui normalmente lavora.
Per tutelare i lavoratori in queste situazioni, l'Unione Europea ha dato vita a norme precise contenute nella Direttiva 96/71/CE.

Distacco lavoratore straniero in Italia.
La Direttiva della Comunità Europea è stata adottata nel nostro Paese nel 2000 e ha dato vita ad una specifica disciplina – D.Lgs 72/2000 - destinata a quei lavoratori che svolgono un'attività temporanea in Italia.
Le norme per tutelare queste persone si applicano se l'azienda presso la quale vengono distaccate ha sede in Italia, è una qualunque azienda oppure fa parte dello stesso gruppo al quale appartiene la loro azienda d'origine.
Pensiamo, per esempio, ad una società di servizi di telefonia mobile che opera attraverso varie aziende disseminate in tutta Europa: il dipendente dell'azienda X francese può essere temporaneamente distaccato presso l'azienda Y italiana, ed ha, per questo, diritto ad alcune forme di tutela.
In modo particolare, il dipendente straniero distaccato ha diritto alla "parità di trattamento": a lui, infatti, devono esser garantite le stesse condizioni di lavoro dei suoi colleghi italiani. In caso di condizioni peggiori, discriminazioni, ecc. i lavoratori stranieri distaccati hanno la possibilità di far valere i propri diritti anche davanti all'autorità giudiziaria di un altro Stato con il quale è stata istituita una convenzione internazionale per gestire giuridicamente i rapporti di lavoro.

Distacco del Lavoratore: Elenco Avvocati e Studi Legali
Lavoro intermittente o a chiamata
È un rapporto subordinato per il quale il lavoratore svolge attività in modo discontinuo, cioè solo quando viene chiamato a farlo dal datore. Per legge non può superare i 400 giorni in 3 anni. È riservato a lavoratori con più di 55 anni o che non hanno ancora compiuto i 24 anni.
Lavoro autonomo: cos’è
È l’attività svolta da un lavoratore ("prestatore d’opera") per conto di un’altra persona in piena autonomia: può decidere per es. modalità di svolgimento, tempi, luoghi, ecc.
Si tratta della forma di lavoro tipica di professionisti come medici, avvocati, ecc., ma anche di imprenditori, agricoltori, ecc.
Congedo di maternità: Inps
Le lavoratrici iscritte all’Inps, durante il periodo di astensione da lavoro per congedo di maternità, hanno diritto ad una indennità, cioè ad una somma di denaro che corrisponde ad una percentuale del normale stipendio (80% di ciò che guadagnano giornalmente). La somma è anticipata in busta paga dal datore di lavoro.
Diritto allo studio
Grazie a questo diritto un lavoratore può usufruire di un totale di 150 ore di permesso straordinario retribuito per continuare a formarsi. Questo periodo è suddiviso in 50 ore annuali per 3 anni, di cui si può usufruire se orario di lavoro e quello di frequenza del corso coincidono.
Lavoro notturno: divieti
In Italia non possono svolgere lavori notturni le donne in gravidanza, fino al primo anno di vita del bambino. Inoltre è vietato in caso di particolari condizioni di salute.
Il lavoratore può comunque rifiutarsi di lavorare di notte senza rischiare sanzioni in alcune situazioni (per es. quando ha a carico un disabile).
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