Riposo settimanale

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Riposo settimanale obbligatorio

Il riposo settimanale è un diritto del lavoratore definito dall'articolo 36 della Costituzione della Repubblica Italiana come "irrinunciabile": nessun contratto collettivo o individuale, infatti, può impedire ad una persona di goderne, per cui qualunque accordo in questo senso viene considerato automaticamente nullo.
La nostra legge, quindi, offre ai lavoratori la possibilità di usufruire di un periodo di riposo dopo un certo numero di giorni lavorativi.

Il riposo settimanale obbligatorio deve essere concesso ogni 7 giorni. Il lavoratore ha diritto ad almeno 24 ore consecutive di riposo, che partono dalla mezzanotte e terminano alla mezzanotte del giorno successivo. Queste ore di riposo devono essere cumulate con quelle di riposo giornaliero e normalmente coincidono con la domenica.
In realtà, secondo il nostro ordinamento, può anche essere calcolato come "media" in un certo periodo (riposo ogni 14 giorni), mentre alcune categorie di lavoratori - come gli autisti - hanno diritto ad una pausa settimanale strutturata in modo differente.

Il riposo settimanale ogni 14 giorni è previsto quando per esempio c'è la necessità di organizzare turni di lavoro che superano i sei giorni consecutivi. In queste situazioni, la pausa viene calcolata come media in un periodo che non può superare i 14 giorni. Quindi un lavoratore ha diritto ad almeno 48 ore di riposo ogni 14 giorni.

Il riposo settimanale degli autisti è regolamentato, invece, in maniera particolare proprio per via della delicatezza di questo tipo di attività. Per tutelare la sicurezza stradale e la salute stessa di questi lavoratori, infatti, il nostro ordinamento ha previsto regole che limitano le ore di guida e garantiscono un adeguato riposo.
In linea generale, per gli autisti si parla di un "riposo settimanale regolare" pari a 45 ore ed un "riposo settimanale ridotto" che deve essere di almeno 24 ore. L'autista può usufruire di questo riposo ridotto solo se durante la settimana precedente ed in quella successiva ha seguito un riposo regolare. Inoltre, le ore di riposo perse in questi casi (la differenza per raggiungere le 45 che per legge gli spettano) devono essere recuperate entro 3 settimane.

Il giorno di riposo settimanale per legge deve coincidere con la domenica, ma sono previste anche deroghe in base alle quali è possibile lavorare anche in questo giorno garantendo al lavoratore ulteriori diritti, come una maggiorazione sulla retribuzione.
Le deroghe vengono concesse soprattutto quando l'attività viene eseguita presso particolari realtà aziendali, come quelle che hanno una produzione a ciclo continuo, prevedono turni di lavoro, offrono servizi di pubblica utilità, operano in un Comune con un'economia prevalentemente turistica o nel settore degli stabilimenti termali e così via.

Il riposo settimanale nel commercio, per esempio, può non coincidere sempre con la domenica. Pensiamo ad un negozio in una località di mare: è probabile che durante il periodo estivo resti aperto anche nei giorni festivi, per cui chi ci lavora potrebbe non godere della giornata di riposo prevista la domenica.
Alcune categorie di lavoratori, però, possono comunque essere esonerate dal lavoro domenicale. E' il caso soprattutto dei genitori di bambini al di sotto dei 3 anni e di coloro che devono assistere un portatore di handicap o una persona non autosufficiente.

Il riposo compensativo viene concesso al lavoratore che si ritrova costretto a dover lavorare la domenica o comunque durante il suo giorno di riposo.
In questi casi, infatti, il lavoratore ha diritto non solo alla normale paga giornaliera ed alla maggiorazione, ma anche a "compensare" lo sforzo maggiore che ha dovuto sostenere, recuperando quel riposo perduto in un altro giorno normalmente lavorativo.

Il mancato riposo settimanale provoca conseguenze anche economicamente pesanti per un datore di lavoro, proprio perché è suo dovere garantirlo al lavoratore.
Se, infatti, il datore non concede la giornata di riposo oppure non offre un riposo compensativo nei casi in cui, per esigenze aziendali, è necessario lavorare anche di domenica, il lavoratore ha diritto al risarcimento dei danni.
Questo risarcimento può esser chiesto "per usura psico-fisica" provocata dal mancato riposo settimanale, ma può essere richiesto anche un risarcimento "per danno biologico". In quest'ultimo caso, però, il lavoratore deve dimostrare che il danno fisico che sta patendo è stato sul serio provocato dal riposo che non gli è stato concesso.

Riposo settimanale: Elenco Avvocati e Studi Legali
Congedi formativi
Sono periodi di assenza da lavoro giustificati per motivi di studio che vanno oltre le 150 ore concesse dal diritto allo studio. Il lavoratore mantiene il posto, ma non viene pagato per i giorni di assenza. Sono disciplinati dai contratti collettivi nazionali, che ne indicano durata, lavoratori che possono usufruirne, ecc.
Congedo di maternità: Inps
Le lavoratrici iscritte all’Inps, durante il periodo di astensione da lavoro per congedo di maternità, hanno diritto ad una indennità, cioè ad una somma di denaro che corrisponde ad una percentuale del normale stipendio (80% di ciò che guadagnano giornalmente). La somma è anticipata in busta paga dal datore di lavoro.
Lavoro notturno: divieti
In Italia non possono svolgere lavori notturni le donne in gravidanza, fino al primo anno di vita del bambino. Inoltre è vietato in caso di particolari condizioni di salute.
Il lavoratore può comunque rifiutarsi di lavorare di notte senza rischiare sanzioni in alcune situazioni (per es. quando ha a carico un disabile).
Contratto di apprendistato: retribuzione
L’apprendista può ricevere dal 60% di ciò che guadagna un lavoratore qualificato dello stesso livello fino al 100%. Sono i contratti collettivi nazionali a stabilire la retribuzione, che varia in base a tipo di contratto, livello di inquadramento, qualifica da conseguire.
Congedo di paternità
Un uomo può astenersi da lavoro in caso di nascita del figlio grazie al congedo di paternità. Dura quanto quello di maternità (5 mesi) oppure solo una parte (quella non goduta dalla lavoratrice). Viene richiesto in particolari situazioni (per es. infermità o morte della madre del neonato, affidamento totale al padre, ecc.).
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