Sospensione del rapporto di lavoro

Cause di sospensione del rapporto di lavoro, fatto del lavoratore, malattia, aspettativa, sciopero

La sospensione del rapporto di lavoro subordinato

La sospensione del rapporto di lavoro si ha quando l'attività che il lavoratore deve eseguire viene sospesa solo per un certo periodo a causa di eventi che gli impediscono di lavorare. Si tratta, infatti, di una situazione temporanea, terminata la quale il lavoratore può riprendere il suo lavoro.

Le cause di sospensione del rapporto di lavoro sono varie e possono dipendere da questioni legate allo stesso datore di lavoro, come necessità dell'organizzazione aziendale oppure cause di forza maggiore (terremoti, incendi alluvioni, ecc.).
Nella maggior parte dei casi, però, la sospensione è provocata dallo stesso lavoratore.

La sospensione del rapporto di lavoro per fatto del lavoratore, infatti, si ha quando si verificano eventi legati al dipendente di cui non viene considerato "colpevole". Si tratta, quindi, di situazioni considerate validi motivi di sospensione per la nostra legge (come malattia ed infortunio, gravidanza, ecc.) e durante le quali il lavoratore gode di alcuni diritti.

La sospensione del rapporto di lavoro subordinato permette prima di tutto al lavoratore di conservare il suo posto di lavoro (diritto alla conservazione del posto).
Il dipendente, infatti, non può essere licenziato durante il "periodo di comporto" - i giorni di assenza provocati da motivazioni valide – la cui durata massima è stabilita generalmente dai contratti collettivi.
Inoltre, il lavoratore ha diritto a delle indennità, ovvero compensi versati dagli enti previdenziali in sostituzione della retribuzione.

La malattia e/o l'infortunio del lavoratore sono cause di sospensione frequenti che danno diritto ad una indennità di malattia. Questa indennità è a carico del datore se il dipendente è un quadro o un impiegato e non lavora nel settore del commercio, mentre è a carico dell'INPS dopo il terzo giorno di assenza in tutti gli altri casi.

Il periodo di comporto in questi casi può essere:

Superato il limite massimo del periodo di comporto, il rapporto può sciogliersi: si parla in questi casi di "licenziamento per eccessiva morbilità", cioè provocato in un certo senso dal continuo ammalarsi del dipendente.

Certificato medico: il lavoratore deve giustificare l'assenza con un certificato medico. Un tempo era obbligato a consegnarlo direttamente al datore di lavoro; attualmente, invece, il certificato viene inoltrato dal medico telematicamente all'ente previdenziale, il quale provvede poi a comunicarlo all'azienda.

Datore di lavoro ed ente previdenziale hanno il diritto di verificare tramite accertamenti che il dipendente sia effettivamente in uno stato di salute tale da non poter lavorare. Questi accertamenti avvengono attraverso un medico della ASL e solo in determinate fasce di reperibilità, ovvero in orari precisi. Le fasce variano in base al settore: i dipendenti privati devono essere reperibili dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00; chi lavora nel settore pubblico, invece, dalle 09.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00.

In caso di assenza ingiustificata il lavoratore può perdere l'indennità.

L'aspettativa è una sospensione del rapporto che si ha quando il lavoratore assume impegni d'importanza pubblica oppure si verificano particolari situazioni.
Anche in questo caso il posto di lavoro viene conservato, ma può esser sospesa la retribuzione.
Per legge l'aspettativa è possibile:

Anche l'aspettativa è disciplinata dai contratti collettivi, che ne determinano modalità e durata in base al settore.
È possibile richiederla anche quando termina il periodo di comporto in caso di malattia/infortunio, in modo tale da evitare il licenziamento per eccessiva morbilità.

Lo sciopero è un diritto del lavoratore, quindi viene considerato anche motivo di sospensione legittima del rapporto.
In realtà con lo sciopero si realizza una "sospensione bilaterale": se da un lato, infatti, il lavoratore può astenersi dal lavorare senza rischiare alcun licenziamento, dall'altro lato il datore non è tenuto a pagargli la retribuzione per quel periodo di inattività.

Sospensione del rapporto di lavoro: Elenco Avvocati e Studi Legali
Congedo di maternità facoltativo
Dopo i 5 mesi di congedo di maternità obbligatori per legge, la donna può continuare ad astenersi da lavoro grazie al congedo di maternità facoltativo. Questo ulteriore permesso non può superare i 10 mesi, durante i quali la lavoratrice percepisce il 30% del normale stipendio.
Orario di lavoro
L’orario di lavoro che può essere imposto al dipendente è indicato dai contratti collettivi nazionali, in base al settore lavorativo.
L’orario settimanale può essere: legale, cioè stabilito dalla legge (massimo 40 ore); contrattuale, cioè stabilito dal contratto collettivo (che può indicare un limite inferiore a quello legale).
Contratto di apprendistato
È destinato a giovani fino ai 29 anni. Grazie ad esso un ragazzo può lavorare e contemporaneamente specializzarsi nel settore in cui è impiegato, seguendo specifici percorsi formativi.
Attualmente la sua durata minima è di 6 mesi, mentre il limite massimo dipende dalla qualifica che si vuole conseguire.
Contratto a tempo determinato
Si ha quando un lavoratore viene assunto solo fino ad una data prestabilita.
La scadenza iniziale può essere posticipata (può essere, quindi, “prorogato”) oppure, al termine del contratto, può esserne stipulato un altro (viene dunque “rinnovato”).
Congedo per malattia del figlio
Possono usufruirne entrambi i genitori lavoratori, ma non contemporaneamente. La sua durata dipende dall’età del bambino che si è ammalato: se ha meno di 3 anni, ogni genitore può astenersi da lavoro fino a quando non sarà guarito; se ha tra 4 e 8 anni, massimo 5 giorni all’anno.
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