Lavoro Straordinario

Lavoro straordinario: obbligatorio, festivo, calcolo retribuzione, pubblico impiego

Lavoro straordinario: normativa

Il lavoro straordinario si ha quando un'attività viene eseguita oltre il normale orario stabilito dalla legge – le classiche 40 ore settimanali – oppure oltre quello previsto da un contratto collettivo.
I contratti collettivi, infatti, possono stabilire che, nell'arco di una settimana, si debba lavorare massimo 36 ore. In questo caso, se una persona lavora qualche ora in più, questo "extra" viene considerato "lavoro supplementare" se comunque non vengono superate le 40 ore previste dalla legge e "lavoro straordinario" se invece viene superato anche questo limite.

In realtà esistono anche casi in cui, pur superando il limite legale, non sempre si può parlare di lavoro straordinario. Questo accade quando viene adottato un "orario multiperiodale", cioè un tipo di orario flessibile in base al quale si deve lavorare "una media" di tot ore calcolate su più settimane.
Per esempio, l'orario può essere di 48 ore le prime 2 settimane, 32 le ultime; in tutto si lavora 160 ore in un mese, quindi una media di 40 ore a settimana. Le ore che superano l'orario normale stabilito dalla legge non vengono considerate "straordinario" perché compensate successivamente.
Se il lavoratore, però, lavora un paio di ore in più rispetto alla media, si tratta allora di lavoro straordinario (solo per quelle 2 ore).

La normativa del lavoro straordinario stabilisce limiti entro i quali è possibile per un datore richiederlo, limiti che dipendono prima di tutto dal diritto al riposo giornaliero del lavoratore. Questo riposo, infatti, deve essere di almeno 11 ore possibilmente consecutive, per cui da ciò si presume che una persona non possa esser costretta a lavorare oltre 13 ore al giorno, straordinari compresi. Bisogna, poi, rispettare anche il limite massimo settimanale previsto dalla legge, pari a 48 ore comprensive di straordinari. Queste 48 ore, però, possono esser considerate come media per brevi periodi (di 4, 6 o massimo 12 mesi).

Normalmente sono i contratti collettivi a dare indicazioni sul lavoro straordinario, ma se non è stato previsto nulla, allora può essere svolto lavoro extra solo se c'è un accordo tra datore e lavoratore, senza superare le 250 ore in un anno. In presenza di indicazioni sui contratti collettivi, invece, non è necessario il consenso del lavoratore, per cui il datore può chiedere lavoro extra.

Il lavoro straordinario obbligatorio, infatti, è previsto in situazioni stabilite dalla legge, per via delle quali un datore può pretendere una prestazione (un'attività) extra al lavoratore. Si tratta di casi in cui l'azienda ha eccezionali esigenze tecniche e produttive che non possono essere soddisfatte attraverso nuove assunzioni, casi di forza maggiore, situazioni in cui la mancanza di lavoro straordinario potrebbe provocare danni a persone o alla stessa produzione o, infine, quando devono essere realizzati eventi particolari come mostre, fiere, manifestazioni ecc.

Il lavoro straordinario festivo si ha quando il dipendente è chiamato a svolgere ore di lavoro extra di domenica, giorno che normalmente corrisponde alla giornata di riposo alla quale per legge ha sempre diritto.

Il calcolo della retribuzione del lavoro straordinario viene effettuato separatamente rispetto a quello del normale orario di lavoro ed offre al lavoratore delle "maggiorazioni retributive", cioè percentuali calcolate sullo stipendio che normalmente riceve. Queste maggiorazioni sono previste dai contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali e si differenziano tra loro in base al momento in cui viene eseguito lavoro extra, quindi se in ore diurne o notturne di un normale giorno lavorativo oppure di un giorno festivo.
Le maggiorazioni possono essere sostituite – oppure possono essere aggiunte ad esse – da "riposi compensativi", cioè dalla possibilità data al lavoratore di riposarsi successivamente per via dello sforzo extra sostenuto. Il riposo compensativo può, per esempio, essere concesso proprio in caso di lavoro straordinario festivo.

Il lavoro straordinario nel pubblico impiego è possibile e viene compensato solo se c'è una preventiva e formale autorizzazione da parte della Pubblica Amministrazione. Poiché appunto si tratta del settore pubblico, l'autorizzazione serve per dimostrare che c'è un bisogno reale di lavoro extra in quel momento. L'autorizzazione può, in realtà, anche esser data come "sanatoria", cioè successivamente allo svolgimento dello straordinario. Questo accade per esempio quando, per via di esigenze di servizio eccezionali, non è stato possibile richieder prima un'autorizzazione.

Lavoro Straordinario: Elenco Avvocati e Studi Legali
Contratto di apprendistato
È destinato a giovani fino ai 29 anni. Grazie ad esso un ragazzo può lavorare e contemporaneamente specializzarsi nel settore in cui è impiegato, seguendo specifici percorsi formativi.
Attualmente la sua durata minima è di 6 mesi, mentre il limite massimo dipende dalla qualifica che si vuole conseguire.
Congedo di maternità
Permette ad una donna di astenersi da lavoro in caso di gravidanza. È un congedo obbligatorio: per legge, infatti, la donna non può lavorare in prossimità del parto. Dura in totale 5 mesi: 2 precedenti il parto, 3 successivi. La donna può anche scegliere di astenersi da lavoro 1 mese prima della nascita e 4 dopo.
Ammortizzatori sociali: cosa sono
Sono strumenti attraverso i quali si offre un aiuto economico al lavoratore in difficoltà, soprattutto quando perde il lavoro oppure si ritrova con un reddito ridotto a causa della sospensione dell’attività lavorativa. Sono ammortizzatori per es. Cassa Integrazione e Mobilità.
Cassa Integrazione Straordinaria
Può essere richiesta dall’impresa quando le condizioni in cui versa e che hanno portato alla decisione di ridurre l’orario di lavoro o sospendere le attività sono gravi, al punto da rendere difficile credere che un giorno si possa tornare alla normalità (per es. in caso di fallimento).
Ferie
Il lavoratore ha diritto ad un periodo di riposo retribuito annuale. La sua durata è stabilita dai contratti collettivi nazionali a seconda del settore lavorativo.
Il lavoratore non può mettersi in ferie liberamente: è il datore di lavoro a stabilire quando può usufruirne, in base alle esigenze aziendali ed agli stessi interessi del dipendente.
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