Procedura Fallimentare

Procedura fallimentare: fasi, durata, dipendenti.

Procedura fallimentare: fasi

La procedura fallimentare consiste in una serie di operazioni attraverso le quali si cerca di soddisfare i creditori di un'azienda in crisi, facendo in modo che possano vedersi restituire il credito che vantano nei suoi confronti.
Queste operazioni prendono il via dopo la sentenza dichiarativa di fallimento, cioè dopo che il Tribunale, una volta verificati i requisiti previsti dalla Legge Fallimentare, dichiara l'impresa fallita.

La procedura fallimentare si sviluppa attraverso 4 fasi fondamentali:

  1. conservazione e amministrazione del patrimonio;
  2. accertamento del passivo;
  3. liquidazione dell'attivo;
  4. riparto dell'attivo.

Conservazione e amministrazione del patrimonio. La prima fase della procedura fallimentare è quella in cui il patrimonio di un'azienda dichiarata fallita viene conservato e amministrato da un curatore fallimentare.

Il curatore, come prima cosa, appone sigilli ai beni dell'impresa e redige un inventario degli stessi. Si occupa, poi, della loro amministrazione. Normalmente ha libertà di azione in questo campo ma, nel caso in cui sia necessario dar vita ad operazioni di straordinaria amministrazione, deve chiedere ed ottenere un'autorizzazione da parte dei creditori per poter agire.

Accertamento del passivo. La fase di accertamento del passivo è quella durante la quale il curatore ha il compito di individuare tutti i creditori dell'impresa.
In alcuni casi i creditori possono esser presi in considerazione anche senza l'intervento del curatore, presentando in modo autonomo una domanda di ammissione al passivo.
Vengono inserite nel passivo del fallimento anche quelle persone che hanno diritti reali e/o personali sui beni del fallito: se questi diritti vengono riconosciuti, l'attivo fallimentare destinato ad essere distribuito subisce una diminuzione.

Le domande di ammissione al passivo devono essere presentate dai creditori 30 giorni prima dell'udienza di verifica, in forma di ricorso.
Il curatore le esamina e crea elenchi separati: da una parte l'elenco dei creditori del fallito; dall'altra i titolari di diritti sui suoi beni.

Dopo la creazione degli elenchi, il curatore dà vita ad un progetto di stato passivo, all'interno del quale indica quali sono i creditori ammessi e a quanto ammonta il loro credito, se ci sono diritti di prelazione, chi sono i non ammessi e coloro che sono stati ammessi ma con riserva.
Il progetto viene depositato presso la cancelleria del Tribunale.

Il giudice delegato, durante l'udienza per l'esame dello stato passivo, analizza le domande e prende decisioni al riguardo. In seguito forma lo stato passivo e lo rende esecutivo attraverso un decreto, depositando il tutto in cancelleria.
A questo punto il curatore è tenuto a comunicare immediatamente a tutti gli interessati l'esito delle domande ed il deposito dello stato passivo.

Liquidazione dell'attivo. La liquidazione dell'attivo è quella fase della procedura fallimentare durante la quale i beni dell'impresa vengono trasformati in denaro, che verrà poi utilizzato per pagare i creditori.

Durante la fase di liquidazione dell'attivo il curatore dà vita ad un programma di liquidazione, che deve essere approvato dal giudice delegato.
La liquidazione avviene in seguito attraverso vendite giudiziarie.

Riparto dell'attivo. L'ultima fase importante della procedura fallimentare è quella del riparto dell'attivo, cioè il momento in cui il ricavato della vendita dei beni viene distribuito ai creditori.
Nella distribuzione si segue un ordine preciso:

Procedura fallimentare: durata

In base ad una recente sentenza della Corte di Cassazione – la sentenza n. 10233 del 19 Maggio 2015 – è stato stabilito che le procedure fallimentari debbano avere tutte una "durata ragionevole". Nello specifico possono durare massimo 5 anni se si rivelano mediamente complesse e massimo 7 nel caso in cui siano molto complicate (per esempio perché c'è un gran numero di creditori dell'impresa fallita da soddisfare).

Procedura fallimentare: dipendenti

I lavoratori dipendenti di un'impresa dichiarata fallita possono contare su una serie di tutele previste dal nostro ordinamento. In queste situazioni vengono, infatti, considerati come creditori per quelle retribuzioni che non hanno ricevuto negli ultimi mesi, per cui possono presentare un ricorso al giudice fallimentare per essere ammessi al passivo.

I crediti nati da un rapporto di lavoro sono visti come crediti "privilegiati", quindi hanno precedenza rispetto ad altri.
Nel caso in cui si sia arrivati anche ad una risoluzione del rapporto di lavoro, i dipendenti hanno diritto al Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

L'INPS paga ai lavoratori dell'azienda fallita le ultime retribuzioni che non sono state versate dal datore, attraverso il Fondo di Garanzia. Da questo fondo ricevono anche una somma come TFR.

Procedura Fallimentare: Elenco Avvocati e Studi Legali
Concorrenza: sviamento clienti
È sleale la concorrenza che viene messa in atto per sviare la clientela di un’azienda competitrice. Ad esempio: assumere un dipendente o agente, sottraendolo ad un’azienda concorrente, affinché porti con sé il suo portafoglio clienti.
Brevetto invenzione industriale
Riguarda le invenzioni (cioè soluzioni nuove e innovative) di ogni settore della tecnica, che siano nuove, che implichino una attività inventiva e siano atte ad avere un’applicazione industriale. L’invenzione deve essere lecita, quindi conforme all’ordine pubblico e al buon costume.
Liquidazione coatta
Procedura concorsuale disciplinata dalla legge fallimentare, la liquidazione coatta amministrativa è una misura alternativa al fallimento. Rivolta a specifiche imprese (banche, assicurazioni, consorzi, ecc) ha lo scopo di tutelare sia i creditori che l’interesse pubblico.
Imprenditore commerciale
L’imprenditore commerciale è chi esercita un’attività economica e organizzata finalizzata: alla produzione di beni e/o servizi; alla circolazione di beni; al trasporto (terrestre, marittimo, aereo); all’attività bancaria o assicurativa.
Impresa: segni distintivi
La legge prevede e disciplina i segni distintivi, ossia gli elementi utili a connotare, identificare e individuare un’impresa e l’attività della stessa. Tali segni sono: la ditta (obbligatoria); l’insegna (facoltativa); il marchio (può essere registrato e dura 10 anni, rinnovabili).
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