Congedo per malattia del figlio

Congedo per malattia del figlio: durata, retribuzione, settore privato, pubblico impiego.

Permessi per la malattia del figlio

Il congedo per malattia del figlio è un permesso di lavoro speciale di cui possono usufruire i genitori di un bambino nel momento in cui il piccolo si ammala, indipendentemente dalla gravità della malattia. La nostra legge, infatti, non specifica per quali patologie è possibile richiederlo, bensì permette a madre e padre di assentarsi da lavoro se le condizioni di salute del piccolo non sono delle migliori.

Il congedo non può essere richiesto contemporaneamente dai genitori, ma solo "alternativamente": se per esempio il bambino ha l'influenza e la madre usufruisce del permesso per occuparsi di lui, il padre dovrà, invece, andare a lavorare normalmente, in quanto non può chiedere lo stesso congedo per lo stesso figlio negli stessi giorni concessi alla donna.

La possibilità di assentarsi da lavoro in caso di malattia di un figlio minore è regolamentata dall'articolo 47 del Decreto Legislativo n. 151 del 2001, conosciuto con il nome di "Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità".
Il Testo Unico dà indicazioni precise anche su quanti giorni vengono concessi ai genitori lavoratori in questi casi.

La durata del congedo per malattia del figlio è strettamente collegata all'età stessa del bambino. In base all'articolo 47, infatti:

La malattia del bambino deve essere comunque provata.
Il lavoratore, infatti, per poter usufruire del congedo, deve presentare un'apposita domanda al suo datore di lavoro, alla quale deve allegare obbligatoriamente un certificato medico che testimoni le condizioni di salute del figlio. Questo certificato può essere rilasciato da uno specialista del Servizio Sanitario Nazionale o da un medico convenzionato con lo stesso.

Oltre alla certificazione medica, è obbligatoria anche un'autocertificazione, attraverso la quale il lavoratore deve dichiarare che l'altro genitore non sta usufruendo dello stesso tipo di congedo per gli stessi giorni.

Il datore di lavoro non può rifiutarsi di concedere il permesso in questi casi, pena una sanzione amministrativa che comporta il pagamento di una multa.

Congedo per malattia del figlio: retribuzione.
I permessi per malattia del figlio possono dar diritto o meno ad una retribuzione (cioè possono essere pagati) a seconda dell'ambito in cui si lavora, ovvero se l'attività è svolta nel settore privato oppure in quello pubblico.

Il congedo per malattia del figlio nel settore privato non è retribuito: l'assenza del lavoratore è riconosciuta come giustificata (se provata con i relativi certificati), ma non si ha diritto ad alcuna retribuzione o indennità (la somma di denaro sostitutiva dello stipendio giornaliero), salvo diverse indicazioni previste dai contratti collettivi.

È possibile, tuttavia, conteggiare i giorni di assenza per l'anzianità di servizio, mentre vengono completamente esclusi dai calcoli per la maturazione di ferie retribuite e della tredicesima.

Durante l'assenza, infine, si ha diritto alla copertura previdenziale: vengono, infatti, accreditati i contributi figurativi (ovvero quelli erogati da un ente come l'INPS), in maniera totale se il bambino ha fino a 3 anni, in forma ridotta se invece ha un'età compresa tra i 3 e gli 8 anni.

Il congedo per malattia del figlio nel pubblico impiego, invece, è retribuito per un certo periodo di tempo se il bambino ha fino a 3 anni. Nello specifico, il lavoratore pubblico per i primi 30 giorni di assenza ha diritto al 100% della retribuzione, mentre lo perde una volta superato questo limite.

Congedo per malattia del figlio: Elenco Avvocati e Studi Legali
Diritto allo studio
Grazie a questo diritto un lavoratore può usufruire di un totale di 150 ore di permesso straordinario retribuito per continuare a formarsi. Questo periodo è suddiviso in 50 ore annuali per 3 anni, di cui si può usufruire se orario di lavoro e quello di frequenza del corso coincidono.
Lavoro notturno: cos’è
È l’attività svolta per almeno 7 ore consecutive, che devono essere comprese nell’intervallo tra la mezzanotte e le 05.00 del mattino.
Il lavoratore ha diritto ad una maggiorazione sullo stipendio. La maggiorazione varia in base al settore lavorativo ed è stabilita dai contratti collettivi nazionali.
Lavoro subordinato: cos’è
Il lavoro subordinato si ha quando tra lavoratore e datore di lavoro vi è un “vincolo di subordinazione”, cioè un legame di dipendenza. Il lavoratore, infatti, “dipende” dal datore: deve rispettare i suoi ordini e le sue direttive nell’eseguire l’attività (tempi, luoghi, ecc.) in cambio di un compenso.
Lavoro parasubordinato: cos’è
È quel rapporto di lavoro grazie al quale una persona da un lato esegue l’attività in piena autonomia, dall’altro deve comunque rispettare necessità, finalità, organizzazione dell’azienda. Tipici contratti di lavoro parasubordinato sono CO.CO.CO. e CO.CO.PRO.
Cassa Integrazione Ordinaria
Può essere richiesta dall’impresa quando la riduzione dell’orario o la sospensione delle attività sono solo temporanee, quindi c’è la possibilità di tornare alla normalità. La situazione di difficoltà in cui versa deve esser stata provocata da cause di forza maggiore, eventi imprevedibili, difficoltà del mercato, ecc.
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